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IL CALENDARIO DELLA ANTICA ROMA

I nomi dei mesi e dei giorni sono ancor oggi quelli dell'antica Roma; il modo in cui misuriamo il tempo e le ore è stato creato dai Romani con un primo calendario di soli dieci mesi, che si fa risalire a Romolo.

Il re Numa ne aggiunse altri due, ma il numero complessivo dei giorni era troppo elevato e nel corso dei secoli portò ad una discrepanza fra la data e le stagioni.

Dopo la conquista romana dell'Egitto, Roma entrò in contatto con gli astronomi alessandrini che erano i migliori del mondo e avevano appreso la loro scienza e sapienza dai Babilonesi.

Per rimettere in pari il calendario, dato che l'inverno ormai cadeva nei mesi estivi, Giulio Cesare chiamò proprio un astronomo alessandrino, Sosigene, per riformare il calendario.
Così nacque il Calendario giuliano che prevedeva un anno di 365,25 giorni, e introdusse un giorno in più ogni quattro anni, che venne inserito come ulteriore sesto giorno prima delle calende di marzo, e chiamato quindi giorno bis-sextus (da cui il termine ‘anno bisestile’).

Nel 44 a.C. dopo la morte di Cesare, il mese Quintilis del calendario di Numa fu ribattezzato Iulius (giugno) in suo onore.

Fra il 10 ed il 9 a.C. Augusto inaugurò l'Ara Pacis, per celebrare la Pax Augusta che egli aveva riportato nell'impero dopo un secolo di guerre civili. In quella stessa data inaugurò l'Horologium Augusti, una gigantesca meridiana che aveva come gnomone un obelisco proveniente dall'Egitto, che oggi si trova nella piazza di Montecitorio a Roma.
L'obelisco serviva per controllare la precisione del Calendario e fu utilizzato per correggere gli errori dovuti all'applicazione irregolare dell'anno bisestile.

L'obelisco era dedicato al Sole, come spiega l'iscrizione: «L’imperatore Cesare Augusto, figlio del divo Cesare, imperatore per la dodicesima volta, console per l’undicesima volta, tribuno per la quattordicesima volta, assieme all’Egitto dato in potere al popolo romano ha dedicato questo dono al Sole».

L’Horologium era un tale portento che Plinio il Vecchio (che visse nel I sec. d.C. e lo vide funzionare) lo descrive in dettaglio, tramandando il nome del matematico che l’aveva progettato, Facundus Novus:
«All’obelisco che è nel Campo Marzio il divino Augusto attribuì la mirabile funzione di captare le ombre del Sole, determinando così la lunghezza dei giorni e delle notti. Fece collocare una lastra di pietra che rispetto all’altezza dell’obelisco era proporzionata in modo che, nell’ora sesta del giorno del Solstizio d’inverno (21 dicembre), l’ombra di esso fosse lunga quanto la lastra, e decrescesse lentamente giorno dopo giorno, per poi ricrescere di nuovo, seguendo i righelli di bronzo inseriti nella pietra: un congegno che vale la pena di conoscere, e che si deve al genio del matematico Facundus.

Quest’ultimo pose sulla punta del pinnacolo una sfera dorata, la cui estremità proiettava un’ombra raccolta in sé, perché altrimenti la punta dell’obelisco avrebbe determinato un’ombra irregolare (a dargli l’idea fu, dicono, la testa umana)».
Nel Museo Capitolino di Roma è conservato un globo di bronzo dorato sormontato da un puntale, che probabilmente è quello originale che si trovava in cima all’obelisco.

Nell’8 a.C. il mese Sextilis del calendario di Numa fu ribattezzato Augustus (Agosto) in onore allo stesso Augusto.
Il calendario giuliano rimase in uso per molti secoli anche dopo la caduta dell'impero romano, e fu sostituito nel 1582 dal Calendario gregoriano – quello che usiamo ancor oggi. Grazie a nuovi e più precisi calcoli astronomici sulla durata dell'anno solare, per correggere l'errore accumulato nel corso dei secoli vennero cancellate due settimane.

Rif. Bibliografico
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