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IL MOSAICO PIÙ BELLO DEL MONDO A VILLA ADRIANA

Nel 1736 monsignor Alessandro Furietti comprò per 500 scudi il permesso di scavare nell’edificio dell’Accademia di Villa Adriana dall’allora proprietario, Simplicio Bulgarini, con il diritto di tenere per sé eventuali rinvenimenti.

Probabilmente Bulgarini pensava che non vi fosse nulla da trovare, dato che l’edificio era in rovina, ma non fu così. Dopo pochi  giorni di scavo Furietti rinvenne infatti le due bellissime statue dei Centauri in marmo bigio morato, il Centauro Vecchio ed il Centauro Giovane, che oggi sono nei Musei Capitolini di Roma.

Il rinvenimento più straordinario avvenne però il 19 aprile del 1737, giorno del venerdì santo: il Mosaico delle Colombe,
uno dei capolavori assoluti dell’arte musiva di tutti i tempi.  Secondo Piranesi si trovava nell’ambiente rettangolare Ac79 che si apre sull’asse principale del Tempio di Apollo nell’Accademia.

Come racconta Furietti stesso nel libro che dedicò a questa ed altre sue scoperte, intitolato De Musivis e pubblicato nel 1752, gli operai che stavano scavando lo trovarono «al centro di un ambiente ampio e nobile». Subito lo avvisarono dell’eccezionale rinvenimento e Furietti, che si trovava già a Tivoli in villeggiatura, si recò sul posto nel pomeriggio.
Inserendo tutto intorno dei coltelli e «facendoli martellare dai tagliapietre lentamente e contemporaneamente l’uno e l’altro», riuscirono a staccare il pannello dal pavimento lavorando fino al tramonto. Furietti lo fece portare da Roma per restaurarlo e farne un quadro da appendere alla parete.
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Il mosaico raffigura un bacile dorato sul quale sono posate quattro colombe: le prime due sono ferme e guardano una a sinistra e l’altra a destra; la terza china il capo per bere l’acqua contenuta nel bacile stesso, mentre la quarta si pulisce le penne. Lo sfondo del mosaico è scuro, quasi nero, e davanti alla lastra di marmo ha un colore neutro. La cornice a fondo nero ha un disegno con perle e dischi.
Le tessere sono minutissime, 0,5 mm, quindi si tratta di opus vermiculatum, tecnica usata per preziosissimi pannelli musivi come questo, che verrà imitata dai mosaici minuti del Settecento romano.

Il pannello con le Colombe (emblema) era sistemato al centro dell’ambiente, e tutto intorno correva una seconda cornice esterna altrettanto preziosa con palmette alternate a fiori su fondo nero, bordata in alto e in basso da fasce con perle e dischi, simili a quelli dell’emblema centrale.
Si tratta di un disegno creato “in esclusiva" per l'imperatore Adriano, che non trova confronti. Restano diversi frammenti della cornice esterna, che oggi sono dispersi in vari Musei di tutta Europa.

Fin dal momento della scoperta si pensò che il Mosaico delle Colombe fosse il capolavoro di Sosos che conosciamo dalla descrizione di Plinio: «Una colomba che beve con la testa che fa ombra sull’acqua, mentre altre si scaldano al sole, pulendosi, sull’orlo di un cantaro».
Gli studiosi da sempre discutono se il mosaico rinvenuto da Furietti fosse in effetti l’originale ellenistico che un tempo si trovava a Pergamo; essendo montato su di una lastra di marmo in effetti potrebbe esser stato trasportato a Tivoli per decorare la Villa dell’imperatore.

Il mosaico delle Colombe e i due Centauri furono sistemati da monsignor Furietti nella sua residenza nel Palazzo di Montecitorio, diventando meta di un vero e proprio pellegrinaggio di eruditi, studiosi e appassionati d’arte antica. Invano papa Benedetto XIV gli chiese di acquistare il Mosaico e i due Centauri e così pure Clemente XIII. Ma invano, perché Furietti rifiutò ogni offerta.

Ma alla morte di Furietti, nel 1765, i suoi eredi non ebbero il permesso di esportare il mosaico a Bergamo, dove  vivevano, e quindi dovettero venderlo assieme ai due Centauri a papa Clemente XIII, che sborsò ben 13.000 scudi e li fece sistemar nei Musei Capitolini, dove si trovano ancor oggi.


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