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AUGUSTO, IL PRIMO IMPERATORE ROMANO. Parte II

parte II
Il Culto imperiale

La divinizzazione dell'imperatore romano – Augusto fu il primo – è un esempio di pragmatismo politico che ben poco aveva a che fare con la religione, e serviva in realtà a legittimare il Potere imperiale in quanto sacro.
Per quale motivo Augusto (e altri dopo di lui) poteva essere imperatore e non un altro senatore o console al posto suo? Perché era figlio di un dio e implicitamente superiore agli altri. Così il Potere si ammanta di Sacro e diventa intoccabile.

La divinizzazione del sovrano ebbe origine in epoche remote nel mondo mesopotamico e poi in Egitto, dove il Faraone che era divino e si identificava con il Sole, da sempre simbolo stesso di divinità.
Il Culto imperiale si affermò in epoca ellenistica: i dinasti (specie i Tolomei) erano già divini in vita e le loro statue vennero sistemate nei templi accanto a quelle degli dèi dell'Olimpo. Il popolo doveva loro obbedienza esattamente come la doveva ad Apollo (dio del Sole) o ad altri dèi.

Il Culto imperiale fu importato a Roma con qualche cambiamento. Gli imperatori romani venivano infatti divinizzati solo dopo la morte, con un apposito decreto del Senato, al quale competevano le decisioni in materia religiosa. Venne creato anche un apposito corpo sacerdotale, quello dei Seviri Augustales.

Nelle province e nei municipi romani il Culto imperiale, attivamente promosso già da Augusto, venne associato a quello della dea Roma. Culto che non sostituì quelli locali ma vi si affiancò, lasciando libertà di scelta. Divenne il culto di Stato, un elemento unificante politico-religioso che celebrava la potenza di Roma. Nella tarda antichità vi furono feroci persecuzioni contro i Cristiani proprio perché rifiutavano di considerare dio l'imperatore, e implicitamente non ne riconoscevano l'autorità.  

Legittimazione del Potere
La legittimazione del Potere e della successione imperiale fu sempre una questione cruciale nella storia di Roma antica. Durante la monarchia dei sette re la successione non avveniva su base dinastica. Con la Repubblica si passò a due consoli con pieni poteri in carica per un anno, che venivano eletti dai Comizi Centuriati su proposta del console in carica. Davano il loro nome all'anno in cui esercitavano la carica. In epoca imperiale i consoli verranno nominati dall’Imperatore.

Con l'impero si tentò la strada della successione al potere per via familiare e dinastica, ricorrendo  all'adozione in mancanza di eredi legittimi. Il problema si pose già con Augusto, perché i nipoti Gaio e Lucio, suoi legittimi eredi, morirono uno dopo l'altro nel giro di poco tempo, in circostanze piuttosto misteriose.

Nel 4 a.C. Augusto adottò quindi come successore designato l'unico candidato rimasto: Tiberio, il figlio nato dal primo matrimonio dell'imperatrice Livia, che dopo il divorzio aveva sposato Augusto in seconde nozze.

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