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ROMA. IL MAUSOLEO DI ADRIANO (CASTEL SANT’ANGELO) E GLI ASSEDI DEI BARBARI

Il Mausoleo di Adriano, l'attuale Castel Sant'Angelo, è la grandiosa tomba dinastica che l'imperatore Adriano fece costruire in riva al Tevere a partire dal 130 d.C.; fu completato nel 139 d.C., un anno dopo la sua morte.

Dopo la battaglia di Adrianopoli del 378 d.C., quando l’imperatore Valente fu sconfitto e ucciso dai Visigoti di Alarico, la pressione dei barbari sull’Italia divenne sempre più minacciosa. Gli imperatori Onorio e Arcadio rialzarono e irrobustirono le mura aureliane a Roma dotandole di torri, e vi inclusero il Mausoleo, che divenne il più importante caposaldo difensivo sulla sponda destra del Tevere.

Nel 410 d.C. vi fu il il primo grande saccheggio della città, ad opera dei Visigoti di Alarico, seguito da quello dei Vandali nel 455 d.C.. In entrambi i casi i barbari non riuscirono ad espugnare il Mausoleo, ma si accamparono intorno ad esso, creando un insediamento semi-permanente che poi sarebbe diventato il Borgo, e da lì devastarono l'intera città.

Nel 537 d.C. Roma fu attaccata dai Goti di Vitige, e sotto la guida del generale Belisario il Mausoleo resistette ancora una volta all’assedio.
Nel suo De Bello gotico del 550 d.C., lo storico bizantino Procopio di Cesarea racconta che durante l'assedio le statue antiche ancora rimaste in sito furono fatte a pezzi per scagliale come proiettili sui nemici: 
«Intanto i Goti davano l'attacco alla porta Aurelia ed alla Mole di Adriano, senza alcuna macchina, ma forniti di un grandissimo numero di scale e di corde, convinti che facilmente ridurrebbero i nemici all'impotenza e senza sforzo conquisterebbero i pochi uomini ivi a presidio… 
Perché il presidio non era in grado di servirsi né della cosi detta balista (queste macchine non scagliano i dardi se non di fronte), né colle frecce potevano far nulla contro gli assalitori… 
I Romani furono sgomenti, non avendo speranza di trovar difesa che li salvasse; ma poi di comune avviso spezzarono la massima parte delle statue, che erano assai grandi, e sollevate con ambo le mani quelle grossissime pietre, le scagliarono sul capo dei nemici: e quelli così colpiti si ritirarono».

Perduta la sua funzione di tomba dinastica e ormai trasformato in roccaforte, il Mausoleo di Adriano prese il nome di Castel Sant’Angelo durante la terribile pestilenza del 590 d.C., quando papa San Gregorio Magno (590-604 d.C.) guidò una processione penitenziale per portare nella basilica di San Pietro l’immagine di Maria Salus populi Romani, conservata nella basilica di Santa Maria Maggiore.

Quando la processione si avvicinò al ponte Elio d’improvviso papa Gregorio udì le voci degli angeli, guardò in alto, e sulla sommità del Castello gli apparve l’Arcangelo Michele che ripuliva la spada dal sangue e la riponeva nel fodero: segno divino che la pestilenza era finita.  

Alla fine del Quattrocento papa Alessandro VI Borgia (1492-1503) fece scavare attorno al Castello un fossato esterno più profondo, e in quell'occasione si rinvennero frammenti di sculture e decorazioni antiche, che sono di dimensioni colossali e devono essere quelle scagliate sui Goti dai difensori di Belisario. Fra esse una testa maschile, e un’altra di toro

Questo assedio fa parte della storia millenaria del Mausoleo di Adriano, che viene spiegata in dettaglio con piante e fotografie nel libro di Marina De Franceschini «Mausoleo di Adriano. Castel Sant’Angelo. Architettura e Luce» di prossima pubblicazione.

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