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MATERIALI CHE HANNO FATTO LA STORIA: L’OPERA CEMENTIZIA ROMANA

L’impero romano è nato e si è esteso in Europa e nel Mediterraneo perché Roma aveva un esercito professionale potente, disciplinato e bene organizzato.
Ma il suo dominio si è consolidato grazie al loro modo di costruire, che ha mutato il volto stesso degli insediamenti: non più capanne o piccole case fatte di paglia, argilla cruda, fango o legno, ma edifici in muratura più solidi e accoglienti, destinati a durare nei secoli.
Le antiche civiltà mediorientali, greche ed ellenistiche avevano templi e monumenti grandiosi spettacolari, come le Piramidi e  i templi di Karnak in Egitto, l’Acropoli di Atene, le Sette Meraviglie del mondo antico. Ma non conoscevano l’arco, e ciò imponeva alla loro architettura ben precisi limiti strutturali

Oorizzontale cementizia.jpgGrazie all’uso dell’arco i romani superarono quei limiti, costruirono e migliorarono le infrastrutture indispensabili alla vita: acquedotti e fognature per la salubrità; strade, ponti e gallerie, porti e canali indispensabili per la mobilità e il commercio.

Ciò fu possibile grazie all’opera cementizia, la più grande e rivoluzionaria delle invenzioni romane.
Il De Architettura di Vitruvio, scritto all’inizio del regno di Augusto verso il 15 a.C., è un vero e proprio manuale di istruzioni in cui vengono spiegati in dettaglio i materiali e le tecniche costruttive, con «ricette» molto precise e dettagliate.

È un impasto praticamente indistruttibile fatto con calce viva (che veniva spenta con l’acqua), mescolata sabbia di fiume (perché priva di sale) e pozzolana, materiale di origine vulcanica, che si trova principalmente in area vesuviana e in Lazio.
Nell’impasto erano inseriti i caementa, frammenti di pietra, tufo o laterizio, che davano consistenza al tutto.
Acqua, calce e pozzolana creavano una reazione chimica che sviluppava calore, e il cemento gradualmente si solidificava.

A partire dal II sec. a.C. l’opera cementizia venne usata per i muri degli edifici, versandola fra due pareti che avevano un rivestimento (paramento) fatto di tufo, pietra e laterizi. Il tipo di paramento permette di datarli: opera incerta, opera quasi reticolata e reticolata fino all’epoca augustea. E in seguito opera mista, opera laterizia ed opera vittata, in uso nel pieno e tardo impero.

Una volta collaudata e perfezionata la «ricetta», l’opera cementizia venne usata anche per i soffitti degli ambienti, che fino ad allora erano fatti con travi in legno, tegole e coppi.
Le prime cisterne delle ville romane vennero scavate nel banco tufaceo perché si temeva che i muri non potessero sostenere il peso e le spinte di un copertura a volta.
Alla luce dell’esperienza pratica (tentativi e fallimenti), si assiste ad una vera e propria rivoluzione nel campo dell’architettura: nascono le volte a botte, a crociera, radiali, segmentate e poi le cupole e semi-cupole, sempre più grandi ed ardite.

Per dare tempo al cemento di solidificarsi bisognava fare più gettate, quindi fu necessario perfezionare un altro elemento fondamentale: la cèntina su cui veniva versato l’impasto cementizio.

Era un’armatura in legno della forma desiderata (ad U per volte a botte, ad esempio) che doveva essere smontata quando il cemento si era solidificato, senza danneggiarlo. E sopra di essa venivano messe delle assi di legno, oppure dei laterizi, in modo che il cemento non colasse: le volte a botte spesso conservano le impronte delle assi di legno.
Se poi le volte erano grandi e complesse, come le enormi volte a crociera delle Grandi Terme di Villa Adriana, si usavano dei laterizi messi di taglio affinché il il cemento fosse distribuito uniformemente.

etech_20261028175935838.jpgIl capolavoro assoluto dell’opera cementizia di tutti i tempi è il Pantheon di Roma, che ancor oggi ha la cupola in cemento non armato più grande del mondo, del diametro di oltre 43 metri.
Fu costruito 1900 anni fa (senza computer!) e con ogni probabilità venne progettato da Apollodoro di Damasco, l’architetto di Traiano, che diede inizio ai lavori di ricostruzione del Pantheon a partire dal 114 d.C. come provano i bolli laterizi.

Il segreto di tanta solidità sta nell’uso sapiente dei materiali, più pesanti in basso per le murature verticali, alle quali furono poi accostati corpi di fabbrica con funzione di contrafforte. L’opera cementizia aveva materiali inerti più pesanti in basso e più leggeri in altro.
Questi ed altri segreti costruttivi della grandiosa cupola del Pantheon vengono spiegati in dettaglio assieme alla sua storia millenaria nel libro di Marina De Franceschini «Pantheon. Architettura e Luce» anche in edizione inglese.

Rif. Bibliografico

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