I diciannove secoli di storia del Mausoleo di Adriano sono strettamente intrecciati
con le vicende storiche di Roma.
Per la sua forma a torre e la sua posizione strategica e dominante fu trasformato
in fortezza nella tarda antichità, e resistette ad infiniti assedi, a cominciare
da quelli dei Visigoti e dei Vandali nel 410 e 455 d.C..
Nel 537, durante il terribile assedio dei Goti di Vitige il generale Belisario
mise in fuga i barbari facendo a pezzi le antiche sculture e gettandone
i pezzi sugli assedianti.
Il Mausoleo di Adriano ovviamente si ispirò a quello di Augusto, che fu la
prima grande tomba dinastica imperiale, costruita nel Campo Marzio, luogo di grande
significato simbolico dove si celebravano i funerali dei più importanti personaggi.
A sua volta Augusto si ispirò ai grandi tumuli etruschi ma anche ad altri
celebri Mausolei, come quello di Alicarnasso, una del Sette Meraviglie del mondo.
I lavori iniziarono nel 29 a.C. quando Augusto tornò da Alessandria. Vi furono
sepolti tutti gli imperatori romani ed i membri della famiglia imperiale fino
a Nerva; Traiano fu sepolto nel basamento delle Colonna Traiana.
Dato che nel Mausoleo di Augusto non c’era più posto, Adriano decise di costruire
una nuova tomba dinastica imperiale che celebrasse la nuova dinastia. Anche
nel Campo Marzio gli spazi erano limitati e quindi Adriano scelse di costruirlo
sulla riva opposta del Tevere, negli Horti Domitiae che da tempo appartenevano
alla Casa imperiale.
Per accedervi fece costruire il ponte Elio che era un tutt’uno con l’edificio e
ne costituiva l’accesso scenografico.
I lavori ebbero inizio nel 130 d.C.; nel 134 il ponte Elio venne terminato
e inaugurato dall’imperatore stesso. Nel 138, alla morte di Adriano, non era
stato ancora terminato e fu inaugurato dal suo successore Antonino Pio.
I due Mausolei hanno struttura simile, con un grande basamento quadrato che sosteneva
un corpo di fabbrica cilindrico, schema che ritroviamo in altri celebri Mausolei
come quello di Cecilia Metella sull’Appia antica oppure quello dei Plauzi a Tivoli.
In cima al Mausoleo di Augusto svettava una sua statua loricata, probabilmente
simile a quella di Prima Porta. In cima al Mausoleo di Adriano era invece
una grande Quadriga del Sole in bronzo, guidata dall’imperatore stesso raffigurato
come Sol Invictus.
Il Mausoleo di Adriano cambiò nome e divenne Castel Sant’Angelo nel 590 d.C.
dopo la leggendaria apparizione dell’Arcangelo Michele a papa San Gregorio Magno,
che guidava una processione penitenziale durante le terribile pestilenza di
quegli anni. L’Arcangelo ripulì la sua spada dal sangue e la ripose nel fodero,
segno divino che pestilenza era finita.
Da quel momento il Ponte divenne pons Sancti Angeli, e stesso nome ebbe
il Mausoleo ormai trasformato in Castello. Entrambi vennero incorporati nelle
fortificazioni medievali e rinascimentali.
Alla fine del Quattrocento il Mausoleo fu definitamente trasformato in fortezza,
scavando un fossato tutto intorno e rivestendolo di mattoni, aggiungendo merlature,
alterando le strutture originali con nuovi ambienti
. I papi vi crearono sontuosi
appartamenti decorati da alcuni dei più grandi artisti rinascimentali. Il papa si
rifugiò nel Castello durante il Sacco dei Lanzichenecchi del 1527.
All’interno di quel guscio rinascimentale si sono conservate grandiose strutture
romane: il Vestibolo inferiore, la Rampa elicoidale che sale alla Sala Sepolcrale,
preceduta da un secondo Vestibolo, dieci metri più in alto rispeto all'ingresso.
La Sala Sepolcrale aveva tre nicchie orientate verso est, nord e ovest. Era
illuminata da finestre "a bocca di lupo", costruite in modo da catturare i raggi
del Sole solo nei giorni del Solstizio estivo. Ancor oggi la luce entra dalle
finestre ed illumina le tre nicchie sottostanti, nelle quali erano sistemati
i sarcofagi imperiali.
Queste illuminazioni si verificano nei giorni del Solstizio estivo ed avevano
un preciso significato simbolico, legato al Culto imperiale, alla successione
dinastica e alla divinizzazione dopo la morte di Adriano e degli imperatori
successivi.
Come viene spiegato in dettaglio nel libro di Marina De Franceschini: «Castel
Sant’Angelo Mausoleo di Adriano. Architettura e Luce», che propone una nuova ed
inedita ricostruzione del Mausoleo senza il tradizionale tumulo e con un tempio
rotondo sulla sommità.